Cold Case per Robert Mapplethorpe

Trent’anni fa, fece molto discutere la scelta della Corcoran Art School and Gallery di Washington di cancellare una mostra fotografica già programmata, ritenuta sessualmente esplicita. Basterebbero già questi pochi dati per capire che l’artista in questione era Robert Mapplethorpe ma, adesso, la galleria spera di riabilitare il suo passato, con una nuova mostra per raccontare tutta la storia dietro quella controversa decisione.  La Corcoran Gallery of Art, dedicata principalmente all'arte americana, venne fondata nel 1869 da William Wilson Corcoran ed è una delle più antiche istituzioni culturali private di Washington. Dopo decenni di problemi finanziari, nel 2014 la Corcoran annunciò la firma di uno storico accordo per la cessione, alla National Gallery of Art, della sua collezione, comprendente opere di Eugène Delacroix, Edgar Degas, Thomas Gainsborough, John Singer Sargent, Claude Monet, Pablo Picasso, Edward Hopper, Willem de Kooning, Joan Mitchell, Gene Davis, tra i molti altri. Inoltre, l'affiliato Corcoran College of Art and Design fu assorbito dalla George Washington University.  Alla fine degli anni '80, la Galleria promosse una esposizione dei lavori di Mapplethorpe ma, cedendo alle pressioni politiche, alla fine fu tutto annullato. Si trattava di una tappa di The Perfect Moment, mostra itinerante comprensiva di tutta la ricerca del fotografo, inclusi i famigerati portfolio X, Y, Z. In "6.13.89: The Canceling of the Mapplethorpe Exhibition", aperta questa settimana, sono stati esposti documenti interni mai pubblicati relativi alle polemiche che circondarono la mostra, partendo dall’inizio, con i primi progetti per organizzare "The Perfect Moment", fino ai comunicati stampa e alle pubblicità.  Tra i materiali, anche una lettera scritta dai membri del Congresso degli Stati Uniti che condannano a mostra e l’opera dell'artista. «Noi membri del Congresso ci chiediamo se la NEA-National Endowment for the Arts stia spendendo i dollari delle tasse per i sussidi agli artisti in modo responsabile», si legge nella lettera, facendo riferimento alle sovvenzioni della NEA destinate alla mostra di Mapplethorpe. In esposizione, il comunicato che annuncia la cancellazione della mostra, datato 13 giugno 1989, nel quale sono spiegate le motivazioni che, in effetti, possono anche essere lette come un focus sulla ricerca di Mapplethorpe, che era scomparso nel marzo del 1989.  Veniamo così a sapere che, quando il consiglio di amministrazione della Corcoran Gallery of Art si riunì, il 12 giugno 1989, il primo punto all’ordine del giorno fu un dipinto del 1770 di John Singleton Copley. La sua condizione era buona, il suo costo era appropriato, 1,6 milioni di dollari, e la sua acquisizione avrebbe riempito un buco nella collezione del museo, secondo i verbali della riunione. Risolto facilmente. Invece, alla voce Altre attività, si trovava il punto riguardante il fotografo Robert Mapplethorpe. La direttrice del museo, Christina Orr-Cahall, dichiarò alla commissione di aver deciso di ritirare la disponibilità del Corcoran a ospitare la retrospettiva itinerante del lavoro di Mapplethorpe, a seguito di una telefonata con il senatore Jesse Helms. Dopo la cancellazione, i sostenitori dei diritti LGBT e gli attivisti per la libertà di espressione protestarono vivamente, ottenendo le scuse ufficiali del Consiglio della Galleria. La mostra, che già era stata esposta a Philadelphia e Chicago, avrebbe continuato a girare gli Stati Uniti e il mondo, provando reazioni contrastanti. 
Fonte: Washington Post


Data: 17/06/2019


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