La strada per la Biennale del Kosovo

Il Kosovo è nato il 17 febbraio 2008 ma non ufficialmente. Lo Stato autoproclamatosi indipendente dalla Serbia è infatti solo parzialmente riconosciuto ma la sua storia è lunga, inizia dalla Dardania di Alessandro Magno, passa dall’Impero Bizantino e attraversa anche una cittadina come Prizren, dove, nel 1878, un’assemblea di capi religiosi, capitribù e personalità influenti provenienti dalle varie provincie si riunì per formare la Lega di Prizern, un movimento di stampo irredentista e volto a unificare tutti i territori abitati dagli Albanesi. E oggi, in quelle strade incastonate tra fiume e montagne, precisamente nel Castello, Stazione Autobus, Gymnasium e nel Museo Archeologico, si svolgerà la seconda edizione di Autostrada Biennale, a cura di Giacinto Di Pietrantonio. La prima edizione della manifestazione, fondata da Leutrim Fishekqiu, Vatra Abrashi, Baris Karamuco e Fitore Isufi e curata da Manray Hsu, si svolse nel 2017 e coinvolgeva un gruppo di artisti, prevalentemente giovani ma anche di caratura internazionale, come Olafur Eliasson, a ragionare sul tema dei confini. Anche questa volta, Di Pietrantonio parte da una parola particolarmente sensibile nel contemporaneo: Rivoluzione. E la citazione è d’autore, con un riferimento a La rivoluzione siamo noi, opera di Joseph Beuys del 1971 e dal titolo in italiano, in quanto pensata per la galleria napoletana di Lucio Amelio, la Modern Art Agency. Si tratta di una stampa a getto d’inchiostro in, tiratura di 180 esemplari, in cui appare Beuys che cammina con passo deciso verso l’osservatore, con tutti i suoi attributi iconografici bene in vista, cappello di feltro, stivali e borsa a tracolla.  «Quello che La Rivoluzione Siamo Noi mi fa pensare, non sono tanto le rivoluzioni politiche, ma quelle personali e nel caso dell’arte quelle linguistiche. L’arte è, anche quando sembra non apparire tale, sempre portatore di novità, apertura, cambiamento e soprattutto libertà», ha spiegato Di Pietrantonio. «L’opera indica l’incamminarsi verso, nel e per il mondo. Come suggerisce La Rivoluzione Siamo Noi, dobbiamo incamminarci verso il futuro, perché non siamo angeli respinti dalla tempesta che proviene dal paradiso e nemmeno immobili e contemplativi viandanti di un mare di nebbia metafora di un futuro incerto, ma, come l’arte e la natura esseri in movimento, incamminati verso il futuro che, anche se incerto, l’arte si dispone sempre a cercare e provocare», ha scritto ancora il curatore, che ha diretto la GAMeC-Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e attualmente cura il progetto di residenze d’artista BOCS Art di Cosenza.  Tra gli artisti che diffonderanno le loro opere per la città, dal 21 luglio al 21 settembre, alcune superstar, come Jan Fabre, e molti nomi conosciuti, come Francesco Vezzoli, Adrian Paci, Driant Zeneli e The Cool Couple, il duo formato da Niccolò Benetton e Simone Santilli, oltre a Giulio Alvigini, la mente dietro la pagina di Facebook Make Italian Art Great Again, che curerà i canali social della Biennale. E poi, Apparatus 22 (Romania), Levent Bütüçi (Kosova), Nemanja Cvianovič (Croatia), Lana Čmajčanin (Bosnia and Herzegovina), Mirza Dedač (Serbia), Jakup Ferri (Kosovo), Lek M. Gjeloshi (Albania), Emre Hüner (Turkey), Hristina Ivanoska (North Macedonia), Lorena Kalaja (USA), Sanja Latinović (Serbia), Iva Lulashi (Albania / Italy), Mucci Comics - Marco Mucci e Matteo Pomanti (Italy), Fatmir Mustafa, Karllo (Kosova), Orkide Collective (Kosova), Anatoly Osmolowski (Russia), Tommaso Pincio (Italy), Ilija Šoškić (Montenegro), Somer Şpat (Kosova), Giuseppe Stampone (Italy), Lola Sylaj e Dardan Zhegrova (Kosova).

Data: 12/06/2019


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