Rubarono un Rubens e un Renoir per 26 milioni di euro. Cinque persone finiscono agli arresti

Cinque persone, di cui quattro italiane e una di nazionalità croata, sono state arrestate dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Monza. Una truffa in vecchio stile, con tanto di travestimento e falsa identità, per appropriarsi di un Rubens e di un Renoir del valore di 26 milioni di euro.  I fatti risalgono al 2017, quando un importante gallerista, con una sede anche a Londra, e una sua collega, comproprietaria di una delle opere, una su tela e l’altra su tavola, una Sacra Famiglia di Peter Paul Rubens e Le fanciulle sul prato di Pierre Auguste Renoir, furono contattati da due facoltosi uomini d’affari di origine ebraica, uno dei quali si fingeva addirittura un diplomatico. Le trattative sono andate avanti fino all’incontro tra le parti, organizzato per il 20 aprile, in un ufficio affittato in n prestigioso palazzo del centro di Monza, sopra la sede del consolato dell’Albania. Tutto sembrava filare liscio, fino alla firma del contratto quando, con la scusa di comprare qualcosa da bere per festeggiare l’accordo, i due malviventi riuscivano ad allontanarsi, non visti e indisturbati, con le due opere, di modeste dimensioni, facendo perdere le tracce. Immediata è scattata la denuncia, con le indagini, coordinate dal pm Salvatore Bellomo, portate avanti attraverso le testimonianze e le immagini raccolte dagli impianti di videosorveglianza. Quindi l’individuazione dei presunti autori del furto, due fratelli monzesi di 52 e 59 anni, italiani, entrambi finiti in carcere insieme al croato, e altri due fiancheggiatori italiani, un 62enne domiciliato a Vigevano e il figlio 33enne, residente a Seregno, che avrebbero fornito supporto logistico e utenze telefoniche, finiti agli arresti domiciliari. Due gli indagati, denunciati a piede libero, che avrebbero avuto un ruolo secondario di mediazione, un 60enne residente in provincia di Brescia e un 80enne milanese.  Le indagini intanto proseguono perché le due opere, finite nella banca dati di quelle ricercate anche all’estero ma la cui autenticità sarebbe comunque da accertare, non sono state ancora trovate.
Data: 13/06/2018


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