Fino al 14.XII.2018
Manfredi Beninati. Se Questo È Un Sabato
Galleria Poggiali, Milano


Chi avrebbe immaginato che una vanitas potesse emanare una sì forte carica espressiva, pur in un insolito corredo iconografico che, alle opulente chincaglierie seicentesche, preferisce un omaggio al design italiano anni Settanta? Eppure Manfredi Beninati vi è riuscito abilmente, intravedendo la potenza di un’alchimia nuova dal retrogusto più che vintage, cavalcando il crinale tra il secolo scorso e l’attuale. Se questo è un sabato è così un perfetto cocktail di fuori moda e innovativo nel cuore milanese dell’avanguardia commerciale per l’arredamento, bloccato come in una polaroid il cui formato è richiamato dalla vetrina impolverata che inquadra l’opera e che, quale velo/sigillo in stile Beninati, nega da quella prospettiva al pubblico una fruizione "im-mediata” dell’opera, in parte garantita da un piccolo corridoio nella galleria. Un cocktail da ammirare ma non da bere, che accende la voglia della consumazione. La stessa che ha sicuramente animato i protagonisti di quella scena di un film che il pubblico immagina alla vista del probabile set che è l’installazione, con tutta la sua portata narrativa.  La storia (forse) di una donna che, reduce da un viaggio (da una valigia trabocca un capo di biancheria intima), è giunta nella dimora del suo amante, a sua volta amante della buona musica italiana (tanti i vinili da Dalla a Modugno a Milva) così come della scrittura (si vedano le lettere, la Olivetti 32, i versi poetici e manoscritti sulle pareti) e delle caramelle. Sono le cartine di queste a creare un trasandato ricamo sulla moquette un tempo bianca e ormai "negativo” di tracce, di orme, di vino, di cenere. E qui torna la consumazione, richiamata dai resti di qualcosa che è bruciato: la sigaretta, come la passione che si suppone consumata sul talamo fulcro dell’opera, in cui si concentrano gli indizi per l’apparente soluzione di questo rebus/giallo.
null Manfredi Beninati. Se questo è un sabato
Così, sulle lenzuola in raso, prende posto un accappatoio che, pur lasciato dal lato delle scarpe da uomo, apparteneva sicuramente alla donna, come sembra testimoniare la relativa borsa da viaggio. Altro livello d’indagine: le macchie, di natura incerta ma plausibilmente organica, che sporcano le lenzuola. Sperma? Vino versato per incidente (c’è un bicchiere riverso sul letto)? O sangue, di cui il vino è simbolo sacro e profano, a dare un’ulteriore connotazione alla consumazione? Un rito celebrato in uno spazio sacro, in quanto delimitato, e/o un omicidio? Ipotesi solo apparentemente verosimile se tale opera può considerarsi la seconda tappa di L’Epos, titolo del lungometraggio e dell’installazione che ne ha costituito il set, ambientato in un appartamento liberty di Palermo, teatro di un narrato omicidio. Più sfrondato, rispetto alla marcata cifra decadente della tappa palermitana, lo stile di questa milanese ne contempera la ricca eleganza con la sofisticata essenzialità de Il sei novembre del 2039 (Beninati, 2013) di cui richiama il disallineamento temporale, qui attenuato dalla retorica riflessione atemporale "Se questo è un sabato”.
Eliana Urbano Raimondi Mostra visitata il 13 settembre 2018
Dal 13 settembre al 14 dicembre 2018 Manfredi Beninati. Se questo è un sabato Milano, Galleria Poggiali, Foro Buonaparte, 52 Orari: martedì-sabato 10,30/13,30 -  15/19 Info: 02 7209 5815 http://www.galleriapoggiali.com/

Data: 06/10/2018


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