Emergenza maltempo. Crollano la casa di campagna di Camilleri e l’acquedotto romano di Taranto

Ancora due crolli a seguito dell’ondata di maltempo che ha attraversato l’Italia in questi ultimi giorni.  In Sicilia è crollata la parte centrale della casa di campagna della famiglia Fragapane-Camilleri, la casa dei nonni materni di Andrea Camilleri. La casa di campagna, alla quale sono legati i ricordi del grande scrittore, creatore del personaggio del Commissario Montalbano, è stata raccontata più volte in diversi testi e in numerose interviste e doveva diventare la sede della fondazione Camilleri, di cui fanno parte, oltre che la stessa famiglia dello scrittore, anche Sellerio, la storica casa editrice dello scrittore, e il comune di Porto Empedocle.  Alcuni anni fa, il Sindaco di Agrigento, Calogero Firetto, aveva spinto per un restauro da parte dell’Enel ma poi non se ne fece nulla. Recentemente, invece, il Comune aveva pensato a un bando di sponsorizzazione aperto a privati ma evidentemente troppo tardi.  Problemi anche a Taranto, dove una parte dell'antico acquedotto del Triglio che costeggia la strada provinciale Taranto-Statte, lungo il perimetro dello stabilimento Ilva, è crollata. Parte dell'acquedotto, un’opera imponente di origine romana che un tempo forniva d’acqua i comuni di Statte, Crispiano e Taranto, era stata restaurata anni fa ma il maltempo ha avuto la meglio. L'acquedotto è alimentato dalle sorgenti che scaturiscono dal Monte Crispiano, confluendo nella vallata del Triglio, ed è costituito da un sistema di gallerie sotterranee artificiali scavate in un banco roccioso.  «Si tratta di un danno rilevante. La parte crollata non riguarda la competenza del Comune di Statte ma solo quella di Taranto. Tutta la parte ad archi dell'acquedotto romano ricade nel territorio di Taranto, la competenza territoriale di Statte viene molto dopo», ha dichiarato il sindaco di Statte, Franco Andrioli, alla Repubblica. «Oltre al ripristino della parte crollata, è venuto il momento di pensare ad un progetto di tutela e di cura dell'acquedotto romano. Penso ad una copertura che lo protegga efficacemente non solo dalle avversità meteo ma anche dall'inquinamento e dalle polveri minerali del vicinissimo stabilimento Ilva. Oggi se osserviamo le arcate dell'acquedotto, notiamo subito che sono tutte di colore rosso ruggine. Il colore tipico delle polveri minerali. Quello che è tutto deposito proveniente da Ilva», ha continuato Andrioli.
Data: 07/11/2018


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